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La mia Iditarod Iditarod è una meta che un Musher che si rispetti vuole assolutamente raggiungere. Nel nostro mondo, quello dei cani da slitta, un Musher che ha preso parte alla mitica Iditarod viene considerato un uomo diverso dagli altri, una specie di mito. Per il Musher, anche se non dovesse arrivare per primo o fra i primi dieci, il risultato che più conta è quello di giungere all’arrivo del piccolo villaggio tanto ambito e sognato da gran parte dei Musher di tutto il mondo: Nome, il luogo che prende questo nome perché non ha un nome, è un luogo che si perde nelle nebbie della distanza. La mia Iditarod sarà il culmine di un viaggio nel Grande Nord , un’esperienza di preparazione e conoscenza della gente e dei luoghi protagonisti di imprese leggendarie. Una testimonianza da me raccontata e commentata dall’inizio degli allenamenti fino alla cronaca dall’interno della corsa stessa, per trasmettere al pubblico le tante emozioni che si vivono attimo per attimo insieme ai propri cani in un territorio ostile, terribilmente ostile per entrambi. Iditarod per me vuol dire: Rispetto, Determinazione e Sacrificio, con questa mia partecipazione alla Iditarod 2005 festeggerò i miei 20 anni di attività dedicati allo sleddog coronando così un sogno che inseguo da 20 anni.
Dodo Perri
Un particolare ringraziamento va ai miei sponsor, che sono:
The Iditarod “... il nome Iditarod , dal 1973 ,appartiene alla più famosa e importante corsa con i cani da slitta al mondo, che prende il via il primo sabato di marzo di ogni anno. Iditarod , un nome su cui si ipotizzano vari significati. Il primo deriva dalla tribù degli indiani Shageluk, che chiamavano il loro fiume “Iditarod”, (acqua limpida) sulle rive del fiume Iditarod. Un’altra tribù ha chiamato il proprio fiume “Haiditarod” , presso cui venne costruita l’omonima città. In questo caso, per gli indiani Ingalik la parola significa “posto distante” . La terza versione vuole il nome Iditarod provenire dalla parola “Hidedhod” che, per le tribù Ingalik e Holikachuk, vuol dire “distante” o “posto distante” . Questa parola è ancora usata dagli anziani dei villaggi di Shageluk, Anvik, Grayling e Holy Cross...”
Il Progetto Dopo aver vissuto tante avventure nel mondo, dopo aver partecipato a tutte le edizioni dell’Alpirod, dopo aver scalato il Monte Bianco ed essere andato con i suoi cani al Polo Nord, il Musher professionista Dodo Perri si cimenterà in una nuova e affascinante sfida: la mitica Iditarod, la più importante e famosa gara di sleddog in Alaska, prevista per marzo 2005. La gara si svolgerà lungo un percorso di 1800 km, con partenza dalla città di Anchorage fino ad arrivare al piccolo villaggio di Nome. La manifestazione è indubbiamente la più importante degli ultimi tempi e per questo è particolarmente ambita e seguita da tutti i mushers con i loro cani. In quelle due settimane di sfida tutto può succedere... e di solito succede di tutto. Tante sono le prerogative di Dodo per avere successo: la sua squadra comprende i più raffinati Alaskan Huskies, il suo equipaggiamento è tecnicamente il più attuale in commercio; inoltre, la sua lunga esperienza lo saprà guidare nella gestione dei suoi cani, nel training di vita e di allenamento del team, nell’alimentazione.
Il Percorso · L’Alaska, chiamata “l’ultima frontiera”, è in realtà una terra ancora poco esplorata. Per questo Dodo, durante la preparazione per la grande gara, documenterà e proporrà una nuova, sconosciuta avventura in questa terra eccezionale, il più grande dei 50 stati americani. Entrambi i percorsi indicati in cartina fanno parte della storica strada Iditarod, utilizzata negli anni passati per tutti i trasferimenti tra i villaggi nel periodo invernale. Lungo questi percorsi le slitte trainate dai cani hanno accompagnato i predicatori, hanno reso possibile il trasporto dei generi alimentari, della posta, dell’oro e delle pellicce, fino alle città di Anchorage e di Fairbanks.
Durante le prime edizioni della gara, i mushers utilizzavano esclusivamente il percorso settentrionale, ma dopo alcuni anni la Direzione della Corsa si è resa conto che i villaggi più piccoli soffrivano eccessivamente la mancanza del passaggio della corsa anno dopo anno. E allora gli organizzatori hanno deciso di utilizzare entrambe le sezioni del percorso. Questa decisione ebbe un triplice effetto. Primo: i villaggi settentrionali di Ruby, Galena e Nulato hanno sostenuto la presenza dei grandi gruppi di mushers, della stampa e dei volontari, per ogni anno; secondo: la corsa era in grado di passare attraverso il villaggio abbandonato di Iditarod; terzo: i villaggi di Shageluk, di Anvik e di Grayling potevano partecipare all’evento.
Punti di controllo TRAIL LEGEND • Odd Year Route • Even Year Route • Racers Checkpoints • Official Length of course: 1049 miles
The Iditarod Sled Dog Race By Don Bowers I mushers e i loro team hanno avuto un’importanza rilevante durante la Seconda Guerra Mondiale, aiutando i famosi scout eschimesi a pattugliare i vasti e deserti territori invernali occidentali. Terminata la guerra i team da trasporto continuarono ad essere impiegati su brevi e medie distanze in molte aree dell’Alaska, anche dopo l’annuncio del Presidente Kennedy che gli Stati Uniti d’America avrebbero mandato un uomo sulla luna. Negli anni ‘60 tuttavia, non fu la spedizione sulla luna a determinare l’abbandono in massa dei cani da slitta e la perdita di molte tradizioni legate allo sleddog quanto l’arrivo del “cane di ferro”, più conosciuto oggi come motoslitta. Per aiutare a salvare una parte dell’eredità del mushing alaskano che stava velocemente scomparendo, Dorothy Page ideò nel 1967 una corsa commemorativa del centenario dell’Alaska, utilizzando una parte del tracciato dell’Iditarod, all’epoca abbandonata da anni. Gruppi di mushers locali, con a capo Joe Redington, Sr. e il pensionato colonnello dell’aviazione Norman Vaughan, si buttarono nel progetto. Grazie al lavoro di volontari (che divennero indispensabili per la realizzazione di tutte le manifestazioni dell’Iditarod), la prima parte del percorso fu ripulita, e tra il 1967 e il 1969 una breve corsa si disputò nella Val Susitna, a nord di Anchorage. Nel 1973, finalmente, grazie all’intervento dell’esercito che ripulì tratti scomparsi da anni e con il supporto del Kennel club di Nome (il canile della città, il primo ad essere fondato in Alaska nel 1907), la corsa si poté disputare per la prima volta fino a Nome. Nonostante ciò i mushers dovettero ugualmente tracciarsi gran parte del sentiero e occuparsi dei propri rifornimenti; il vincitore della prima Iditarod, Dick Wilmarth, impiegò quasi tre settimane per raggiungere Nome. Il viaggio dei mushers da un punto di controllo ad un altro poteva essere paragonato agli spostamenti che ottant’anni prima compivano i loro antenati - benché alcuni degli ultimi mushers come Doug Swingley, Martin Buser, Jeff King, Susan Butcher o Rick Swenson avanzassero ad una velocità irraggiungibile dai loro predecessori, riuscendo a raggiungere Nome in meno di dieci giorni. Dal 1973 ad oggi la corsa è cresciuta di anno in anno. L’Alaska è diventata la Mecca per gli appassionati di sleddog, diventando sport invernale riconosciuto e praticato nei 48 inferiori, in Canada, in Europa e anche in Russia. Mushers provenienti da più di una dozzina di paesi stranieri hanno corso l’Iditarod e mushers Alaskani si muovono abitualmente per partecipare a gare come la John Beargrease in Minnesota, la Big Sky in Montana, l’Up 200 in Michigan e la Kink 200; alcuni hanno addirittura corso nell’Estremo Oriente russo. Oggi si sta considerando di annettere lo sleddog tra le discipline olimpiche; numerose corse sono state disputate in Norvegia durante i Giochi Olimpici invernali del 1994 e si spera che nelle prossime edizioni ne faccia parte a tutti gli effetti. Se vuoi maggiori informazioni scrivi a: iditarod@dodoperri.it
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